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Impatto Sociale

Qualsiasi progetto, ma anche servizio, iniziativa, evento, e più in generale ogni organizzazione, si attende di avere un impatto entro il contesto in cui interviene. Qui ci interessiamo però in particolar modo dell’impatto atteso da interventi sociali, che guardano cioè ad un cambiamento negli aspetti sociali della convivenza. Non è però fin qui molto comune che tali impatti vengano valutati.

Oggi sotto una nuova spinta culturale però assistiamo con più frequenza a richieste di valutazione d’impatto sociale, soprattuto da parte dei finanziatori di progetti nel cosiddetto Terzo Settore. Lo Studio ha da subito sentito un’affinità con questa cultura che pensiamo miri in primo luogo a valorizzare, diciamo anche mettere in parola, ciò che un importate settore della nostra società produce.

Si tratta di un settore che spesso mette in campo azioni trasformative della società stessa, con forti impliciti anche rispetto alle «teorie» del cambiamento utilizzate. In esso sovente si seguono prassi fondate più su tradizioni, che non su verifiche sistematiche effettuate nel corso del tempo. La rilevazione dell’impatto sociale, conseguentemente, è spesso non prevista all’interno degli interventi di questo settore.

Proprio tenendo conto di questo scenario, l’approccio alla valutazione di impatto sociale proposto dallo Studio, può essere annoverato come un particolare tipo di “valutazione partecipata”. Esso è orientato a valutare la rilevanza dei cambiamenti generati dagli interventi per i destinatari e gli altri attori che operano nel contesto di riferimento anche alla luce delle teorie del cambiamento agite da chi li progetta e attua.

La valutazione di impatto sociale implementata dallo Studio, inoltre, non si concentra sull’attribuzione causale o sulla quantificazione degli effetti generati da un progetto, ma sul valore che un intervento assume per le comunità di riferimento, potremmo anche dire sul grado di “riconoscenza” che verso di esso sviluppa il contesto a cui è rivolto.

L’approccio metodologico dello Studio ha le sue fondamenta in consolidate teorie psicosociali, che pongono alla base del cambiamento sociale le rappresentazioni sociali che individui e gruppi hanno delle proprie risorse e dei propri limiti.

In altre parole, l’ipotesi è che non vi siano modifiche durature nel tempo dei comportamenti se questi non siano accompagnati da un’interiorizzazione di vissuti, motivazioni, modi di pensare, ecc. Specifica di questo approccio è anche l’ipotesi che le rappresentazioni su un determinato problema si organizzino sempre entro uno spettro di rappresentazioni più ampie di valori e prassi sedimentate, entro cui gli individui si collocano.

Quando negli anni ‘70 in Francia si esplorava l’introduzione del nucleare non si chiedeva agli interpellati solo il collocarsi fra favorevoli o contrari, ma anche di dichiarare la propria propensione all’innovazione, la fiducia nella sanità e nella politica, declinazioni del futuro e altro ancora. Entro questo quadro, le rappresentazioni funzionano da indicatori più complessi rispetto ad una lista di percezioni/opinioni, perché ne sono una combinazione che riorganizza un numero ampio di informazioni in nuove unità di analisi (indicatore).

Solo in questo senso la conoscenza, e quindi anche il cambiamento di specifiche rappresentazioni sociali, può essere predittivo di comportamenti. Si pensi del resto al grande peso politico, oltre che mediatico, che diamo alle “parole”, come espressione di modi di pensare, che leggiamo come propensioni a modi di agire isomorficamente vicini alle parole utilizzate. Esempio ne sono il rapporto fra il disprezzo espresso verso la donna, vista in ruolo subalterno a quello maschile, e un tentativo di ritorno alla “legittimazione” del delitto passionale, oppure, allo stagnare del divario salariale tra donne e uomini. In un altro ambito, la caduta della motivazione a formarsi nella scuola da parte delle nuove generazioni, riverbera in comportamenti quali l’assistere passivo alla dispersione scolastica, o l’acuirsi del divario tra mondo della formazione e del lavoro. L’emergere di queste rappresentazioni può essere visto come un buon predittore di comportamenti a rischio nella società. Entro l’alveo delle teorie scientifiche sopra citate sono stati creati ed affinati metodi e strumenti di rilevazione, e di analisi, delle rappresentazioni sociali, utili a cogliere la presenza di fattori di cambiamento o di resistenza ad esso da parte delle persone e delle comunità.

I principali strumenti che lo Studio utilizza per valutare gli impatti sociali sono: interviste libere costruite ad hoc, agganciate a temi contestuali e questionari costruiti ad hoc, spesso sulla base delle analisi delle interviste già realizzate, entrambi capaci di esplorare le componenti delle rappresentazioni sociali.

Questi strumenti confluiscono e si integrano con quello della resocontazione (ongoing reporting) che operatori e partecipanti all’intervento, siano essi stakeholders, destinatari diretti o indiretti, fanno circa il processo di partecipazione stesso. L’uso della resocontazione si basa sull’ipotesi che esistano tante tracce entro il contesto, non facilmente sistematizzabili per loro natura, ma rilevabili nelle narrazioni e nei discorsi dei partecipanti all’intervento, che attribuiscono ad esso la funzione di motore di uno sviluppo.

Tutti i dati raccolti attraverso gli strumenti di cui sopra possono essere analizzati con metodi di analisi multidimensionale di dati quali-quantitativi, che consentono la rilevazione sia di ricorrenze tipiche che di associazioni significative tra quanto rilevato (con analisi fattoriali, dei cluster e così via), organizzando indicatori (quali combinazioni dei dati rilevati) di sintesi della complessità. Si tratta di metodi statistici sufficientemente robusti e replicabili.

Le componenti esplorate, come detto, fanno riferimento a teorie, modelli e strumenti di rilevazione dell’agire sociale; ne citiamo solo alcune a titolo di esempio: la motivazione sociale (affiliazione, potere, riuscita), il funzionamento per adempimenti o obiettivi, il grado di anomia di un contesto (intesa quale assenza di speranza nel futuro), il rapporto con l’estraneità (amica, nemica), il rapporto fra regole del gioco – estraneità – appartenenza (integrativo, scisso), il sentirsi o meno in sviluppo (fiducia, diffidenza), il rapporto tra ruolo e funzione ed altri, che trattati in associazione con le variabili socio demografiche dei partecipanti all’intervento, consentono la creazione di profili degli individui e dei gruppi coinvolti. Questa profilazione, organizzata in un disegno di valutazione pre e post, permette sia di valutare predittivamente quali componenti del gruppo target stiano assumendo una funzione di motore del cambiamento, e quali no, sia di individuare e declinare le rappresentazioni specifiche trainanti il cambiamento, e la resistenza di queste al cambiamento stesso. Conoscenze che forniscono indicazioni per ulteriori azioni da parte dei decisori.

Di seguito alcuni progetti in cui lo Studio è specificatamente ingaggiato come ente valutatore di impatto sociale.

Se siete interessati a quest’area di servizi dello Studio scrivete a studio@studio-ros.it